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Il principe - Cap.1 - L'infatuazione
05.03.2026 |
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"" Poi si è slacciato i pantaloni, il suo cazzo eretto e pulsante che premeva contro di me..."
Mi chiamo Elara, e ho quindici anni - l'età in cui, nel regno di Eldoria, una ragazza come me può già essere considerata donna, capace di dare consenso al matrimonio secondo le vecchie leggi della Chiesa e del re. Non che conti molto per una contadina: a dodici anni molte già fioriscono, a quattordici perdono la verginità se capita l'occasione, e a quindici come me si è pronte per il mondo crudele dei desideri e delle catene. Thorne, il mio amante, ne ha diciassette, abbastanza per aver già impugnato una spada da guardia nelle mura del castello e per sapere come far gemere una ragazza nel buio. Il principe Roderick, invece, ne ha venticinque, e a quell'età un erede dovrebbe pensare a regni e alleanze, non a ossessioni malate per una ragazzina di villaggio.Vivo in una casupola di fango e paglia ai piedi del castello, dove mia madre cuce per i nobili e io raccolgo erbe o vendo al mercato. Non sono una principessa da ballate, ma i miei capelli neri lunghi fino alla vita e gli occhi verdi come il bosco hanno attirato sguardi fin da quando il mio corpo ha iniziato a cambiare, intorno ai dodici anni. Thorne è stato il primo a toccarmi davvero. Avevo tredici anni, lui quindici: è successo in un fienile durante la festa del raccolto. Ricordo il suo cazzo giovane e duro premuto contro la mia figa ancora stretta e spaventata, il modo in cui mi ha baciata piano sul collo sussurrando "Non avere paura, Elara... sarò gentile". Mi ha allargato le gambe con mani tremanti, è entrato lento, facendomi male all'inizio - un bruciore che si è trasformato in qualcosa di bagnato e caldo. Ho gemuto forte quando ha spinto più a fondo, le sue spinte goffe ma appassionate, fino a quando è venuto dentro di me con un grugnito, il seme caldo che colava sulle mie cosce. Da allora ci siamo incontrati ovunque: nei boschi, nelle stalle, persino dietro il mulino abbandonato. Le sue mani ruvide sui miei seni piccoli ma sensibili, la bocca che leccava il mio clitoride fino a farmi tremare e urlare "Thorne... cazzo, sì... non fermarti!". Era amore vero, selvaggio, fatto di sudore, gemiti e promesse sussurrate mentre mi scopava contro un albero o sul fieno.
Ma il principe Roderick mi ha vista per la prima volta al mercato, sei mesi fa, quando avevo quattordici anni e mezzo. Ero lì con la gonna sollevata per il caldo estivo, le cosce nude e abbronzate dal sole, a vendere mazzi di lavanda. Lui è passato a cavallo, alto, biondo, con la corona che scintillava. Si è fermato, gli occhi fissi su di me come un falco su una lepre. "Qual è il tuo nome, piccola?" ha chiesto, la voce bassa e possessiva.
"Elara, mio signore," ho balbettato, inchinandomi, il cuore che martellava per la paura più che per altro.
Da quel giorno è diventato un incubo. Doni arrivavano a casa: nastri di seta, un anello troppo grande per il mio dito, profumi che non potevo usare. Mi guardava durante le feste del villaggio, quelle aperte anche ai plebei. Una sera, durante un banchetto al castello dove ero stata mandata a servire vino, mi ha bloccata in un corridoio buio. "Sei diventata una donna bellissima," ha mormorato, premendomi contro il muro freddo. La sua mano è scivolata sotto la mia gonna, dita callose che sfioravano la mia figa attraverso la stoffa sottile. "Lascia che un principe ti mostri cosa significa essere scopata come si deve."
Ho spinto via la sua mano, tremando. "No, mio signore. Io... ho già qualcuno."
Ha riso, ma i suoi occhi erano gelidi. "Un contadino? Quel ragazzo con la spada da guardia? Pensi che il suo cazzo da plebeo possa competere con me? Sarai mia, Elara. Presto o tardi."
Sono scappata, le lacrime agli occhi, e quella notte ho raccontato tutto a Thorne nel nostro nascondiglio al mulino. Lui mi ha stretta forte, baciandomi la fronte. "Quel porco," ha ringhiato. "Se ti tocca ancora, lo ammazzo."
"Non puoi," ho sussurrato, stringendomi a lui. "È il principe."
Ma Thorne non ascoltava. Mi ha girata di scatto, alzandomi la gonna fino alla vita. "Tu sei mia," ha detto, infilando due dita nella mia figa già bagnata dal ricordo e dalla paura. "Dimostramelo."
Ho ansimato, aggrappandomi alle sue spalle mentre le sue dita mi scopavano rapide, il pollice sul clitoride. "Sì... Thorne... sono tua... cazzo, scopami..." Poi si è slacciato i pantaloni, il suo cazzo eretto e pulsante che premeva contro di me. Mi ha presa lì, in piedi contro il muro, spingendo dentro con forza, i nostri corpi che sbattevano nel silenzio. "Ti amo," ha grugnito mentre veniva, riempiendomi fino a far traboccare il seme sulle mie cosce.
Quella è stata l'ultima notte libera.
Il mattino dopo, all'alba, le guardie reali hanno invaso il villaggio. Ho sentito le urla prima ancora di capire. Mia madre mi ha spinta sotto il letto. "Nasconditi, Elara!"
Ma era troppo tardi. Thorne era già in ginocchio fuori, mani legate, sangue sul labbro. Roderick era lì a cavallo, il volto distorto dalla rabbia. "Traditore," ha sibilato. "Hai osato mettere le mani sulla mia Elara? Hai infilato il tuo cazzo sporco nella sua figa giovane?"
Thorne ha sputato sangue. "Lei non è tua, bastardo. Mi ama. Abbiamo scopato, sì, e lo rifaremo quando usciremo da qui."
Roderick ha sorriso crudele. "Vedremo." Poi mi ha vista sulla soglia, tremante in camicia da notte. "E tu, piccola puttanella? Hai aperto le gambe per lui? Hai lasciato che ti leccasse la figa e ti riempisse di seme?"
Ho alzato il mento, anche se le gambe tremavano. "Sì. Lo amo. Abbiamo fatto l'amore tante volte. E non me ne pento."
La folla taceva terrorizzata. Roderick ha annuito. "Allora soffrirete insieme." Un gesto alle guardie: "Arrestateli. Portateli nelle segrete."
Mi hanno afferrata, mani ruvide sulle braccia sottili, trascinandomi via. Thorne ha urlato il mio nome, lottando. "Elara! Non lasciatela!"
Ci hanno buttati su un carro, legati come bestiame. Il viaggio al castello è stato un'agonia di insulti: "Piccola troia del villaggio," mi ha detto una guardia, palpandomi un seno attraverso la stoffa. "Il principe ti farà gridare in modi che quel ragazzo non ha mai sognato."
Nelle segrete, l'umidità gelida mi ha fatto rabbrividire. Celle una di fronte all'altra, sbarre arrugginite. Thorne incatenato al muro opposto, io con le caviglie legate al pavimento freddo, la camicia da notte strappata che lasciava intravedere le cosce pallide.
Roderick è sceso dopo poco, torcia in mano. Si è fermato tra noi. "Ora potrete guardarvi," ha detto piano. "Vedervi soffrire. Ogni giorno vi ricorderò cosa significa avermi tradito."
Thorne ha ringhiato attraverso le sbarre. "Vaffanculo, Roderick. Lei non ti vorrà mai."
Il principe si è avvicinato alla mia cella, occhi fissi sul mio corpo giovane. "Dimmi, Elara... com'era quando lui ti scopava? Ti faceva venire forte? Ti leccava la figa fino a farti bagnare tutta?"
Ho distolto lo sguardo, guance in fiamme. "Non sono affari tuoi."
"Lo diventeranno," ha sussurrato. Poi se n'è andato, lasciando il buio e il nostro respiro affannoso.
Thorne ha chiamato piano: "Elara... resisti, amore mio. Troveremo un modo."
Ho annuito, lacrime silenziose. "Ti amo, Thorne. Non ci divideranno."
Ma nelle segrete, con le catene che mordevano la pelle giovane, sapevo che questo era solo l'inizio del nostro inferno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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